domenica, novembre 29, 2009

I nani più simpatici sono Cucciolo e Mammolo: i più timidi!




L'Ufficio Relazioni Esterne Disney ha condotto un sondaggio per il lancio di SW in Blu-ray Disc e DVD, pubblicato sul sito www.disney.it.

In soli 10 giorni on-line (28 ottobre-6 novembre) hanno risposto 726 ragazzi di età compresa tra i 5 e i 17 anni. Strutturato in 14 domande a risposta chiusa, il sondaggio ha come scopo quello di mettere in luce quali siano i particolari dei sette personaggi che più hanno colpito il pubblico, oltre che a decretare una volta per tutte quale sia il più amato in assoluto. Ogni nanetto ha infatti una domanda che lo riguarda.

Ecco le percentuali anagrafiche relative ai votanti: 5-7 anni (21%), 8-10 anni (31%), 11-13 anni (39%), 14-17 anni (9%); femmine (68%), maschi (32%).


Dal sondaggio emerge con chiarezza che il nano più amato dai ragazzi italiani è Cucciolo. Alla domanda “Qual è dei Sette Nani il tuo preferito?” il 78% ha indicato proprio lui, il nano più giovane e timido. Seguono nella classifica Mammolo (6%), Pisolo (5%), Gongolo (4%), Brontolo (3%), Dotto (2%), Eolo(2%). Il 64%dei votanti riconosce in Cucciolo qualcosa di sé stesso;  il 69% lo vorrebbe come amico del cuore.  Il secondo posto è quello di Mammolo, il nano timido, anche se con percentuali ben distanti da quelle di Cucciolo, Superstar.

Dal sondaggio si può comunque concludere che l'atteggiamento dei timidi piace, perché è "simpatico".

Dr. Walter La Gatta

Clinica della Timidezza

Immagine: Crinkle Cranckle


Fonte: Non solo Cinema

giovedì, novembre 26, 2009

L'esperienza sessuale in adolescenza - Convegno 21 Novembre 2009 Relatore: Dr. Walter La Gatta


A cura della Redazione del sito
Clinica della Timidezza

mercoledì, novembre 25, 2009

Si tratta di sessuofobia? Consulenza online


Buongiorno, il mio è un grido di aiuto che ho dentro e che nessuno forse immagina... di cui non riesco a parlare per la vergogna e scrivere mi viene più semplice... Espongo in breve (seppure non sia facile) il problema. Il mio problema si è manifestato molti anni fa, io ne avevo poco più di venti, quindi sono stata in analisi che si è conclusa su consiglio della dottoressa, ritenendo finito il suo lavoro. Negli anni che sono seguiti e ancora adesso con il mio problema ci convivo. All'inizio questo problema mi ha condizionato a tal punto che non uscivo più, non lavoravo, ho interrotto una relazione e per tanto tempo non ne ho voluta, da sempre ha condizionato e condiziona tuttora tantissimo la convivenza con i miei familiari.
Adesso, mi ripeto, convivo con questa mia 'fissa' o fobia anche se contestualmente ho un lavoro che mi piace in un ambiente dove mi stimano, io del resto svolgo il mio lavoro con diligenza e precisione, sto con una persona e va tutto splendidamente bene (non mi sembra neppure vero!), sto finalmente realizzando un altro sogno che è quello di andare a vivere da sola (con il mio fidanzato ci sono da poco più di un anno, non abitiamo vicini e per il momento non ci sono progetti). Quindi che problema c'è? Sembrerebbe tutto a posto... perchè apparentemente non c'è nulla che non va.
Invece questo è il problema: io sono fissata della pulizia o meglio continuo a lavarmi le mani se ritengo di venire in contatto con due elementi che mi ossessionano. L'urina e le feci. Ad esempio mi rifiuto di toccare le maniglie di casa dei miei (avendo una nonna inferma a cui voglio però un mondo di bene), controllo mio padre se si lava le mani dopo essere stato al bagno e anche mia madre, cerco di non toccare dove passano loro e se sono costretta vado a lavarmi le mani (ho dei forti sensi di colpa nei loro confronti perchè sono due persone splendide!), non vi dico quando io stessa vado al bagno e credo di essermi sporcata con uno schizzo di pipì, quando devo usare dei bagni pubblici, quando devo andare in un ospedale oppure a fare le analisi portando l'urina e vedere tutta quella gente che penso non si sarà neppure lavata le mani... ma ci sarebbe da scrivere un libro! Spesso al posto delle mani ho escogitato di usare i piedi (mi vergogno!) oppure dei guanti o dei fazzolettini che poi butto. Al lavoro questa situazione è meno pesante e quindi sopportabile. Quello che mi fa star male è che adesso sta condizionando anche la relazione con il ragazzo migliore che io abbia mai conosciuto, di cui sono innamoratissima e con cui c'è una bella intesa anche sessuale fatta di desiderio e passione, con lui finalmente mi sento capita, amata, stimata, rispettata... davvero non avrei potuto desiderare di meglio! L'ultima situazione in ordine di tempo che non riesco a non pensare continuamente è questa: è capitato che gli ho chiesto di andare a vedere i lavori di casa mia, prima mi aveva detto di desiderare tanto fare l'amore con me e lo volevo anch'io, complice forse un bicchiere a pranzo, appena entrati in casa e presi da una passione senza misura 'non ho fatto tempo' ad andarmi a lavare le parti intime. Premetto che sono stata molto bene ma subito dopo mi sono sentita sporca (lui mi aveva accarezzato lì e poi tutto il mio corpo), avevamo sporcato il divano nuovo e un po' di cose che dopo (quando ero sola e non mi vedeva nessuno) ho pulito e disinfettato, ho pensato di lavare o cambiare la fodera del divano e ho portato a lavare il mio vestito, ecc. ecc. La cosa ha assunto una dimensione gigantesca a tal punto che ho pensato che se non gli avessi proposto di andare a casa mia oppure se prima mi fossi lavata non avrei fatto tutto 'sto casino! Premetto che non considero il sesso una cosa sporca e nello specifico è con l'uomo che amo e con lui sto molto bene. Sono arrivata al punto di voler chiedere a qualcuno, a mia sorella o ad un analista: 'prima di un approccio ci si deve sempre lavare, se capitasse come a noi di non essere 'a posto', come si fa? Non sopporto che lui mi abbia accarezzato lì e 'sporcato' dove ha poi toccato... anche se nell'immediato ci siamo rinfrescati e poi a casa propria ci siamo fatti una doccia. Ma come si deve fare? E' normale avere schifo di una 'cosa naturale' come l'urina!? Per qualcuno non sarà un problema, per me sì. Allo stesso modo mi 'fa schifo' la pratica del rapporto anale e quando è successo perchè io 'ho accosentito per mettermi alla prova' ... mi sono sentita sporca e sporco tutto quello che abbiamo toccato. Secondo voi si tratta di sessuofobia? Ringrazio in anticipo dell'attenzione che vorrete darmi. Cordiali saluti.


Lettera spedita al sito www.clinicadellatimidezza.it secondo le modalità prescritte. Leggi il disclaimer.


Gentilissima,

Sicuramente la sessuofobia non le è estranea, ma potrebbe essere l'effetto di un disturbo ossessivo-compulsivo più generale, che è, notoriamente, un disturbo d'ansia. Questo significa che c'è in lei una base genetica che la porta a provare ansia anche in condizioni minime di stress ed un pensiero ossessivo, ripetitivo e martellante, che acuisce il suo stato di agitazione in modo invasivo e spesso inappropriato. Nella lettera, lei cita spesso i suoi genitori, li definisce persone splendide, ma proprio per questo potrebbero essere state iperprotettive nei suoi confronti e non averle lasciato, durante l'infanzia, la possibilità di "sporcarsi" e di sperimentare liberamente la manipolazione degli oggetti intorno a sé, sviluppando queste fobie. Poiché, mi sembra, questo disturbo le procura una certa sofferenza e interferisce pesantemente con le sue attività quotidiane, dovendo dedicare molte ore della sua giornata alla "disinfestazione", direi che il lavoro di psicoterapia svolto a suo tempo non dovrebbe considerarsi concluso e che varrebbe sicuramente la pena riprendere il lavoro interrotto.
Va anche detto però che, in condizioni di stress eccessivo, o a causa di uno shock emotivo, o per un qualsiasi evento traumatico, è facile che certe paure infantili riemergano a coscienza, per cui, prima di tornare in psicoterapia, le consiglierei di cercare di risolvere il problema creando un'atmosfera il più possibile tranquilla e serena intorno a sé.
Auguri.

Dr. Walter La Gatta


Clinica della Timidezza

Immagine: PSD

Fobia scolastica: come riconoscerla e cosa fare



La maggior parte degli adulti conserva il ricordo di giornate in cui proprio non aveva voglia di andare a scuola... Le scuse erano la febbre, il mal di testa, il mal di pancia, ecc. Non sempre funzionavano e spesso, malgrado le proteste, i genitori ti obbligavano comunque ad andare a scuola. La "fobia scolastica" o "scolare" è stata riconosciuta negli anni sessanta, ma solo negli ultimi decenni viene considerata come possibile causa quando si è in presenza di un bambino o di un adolescente che mostra gravi segni di ansia e stress al solo pensiero di andare a scuola.

Quando non si tratta di semplice negligenza, ma di una vera fobia, ogni tentativo di convincere il bambino o l'adolescente ad andare a scuola porta a reazioni estreme, come pianti dirotti, scatti d'ira, urla, calci, ecc. E' un'esperienza di grande ansia a turbamento, che conduce poi spesso alla depressione. Anche i genitori, in questi, casi si sentono impotenti e non sanno come risolvere il problema.

I ragazzi che soffrono di questa fobia in genere sono bravi ragazzi, amano studiare, si comportano in modo educato e di solito provengono da famiglie che si prendono abbastanza cura di loro. Se marinano la scuola, non lo fanno certamente per mettere in atto dei comportamenti di microcriminalità o per disinteresse, quanto per fuggire da una situazione per loro estremamente ansiogena.

L'età peggiore per la fobia scolare è quella che va dai 6 ai 14 anni; non ci sono numeri precisi, ma si stima che circa un bambino/ragazzo ogni cento abbia questo problema.

Cosa fare. L'importante è anzitutto rendersi conto se il rifiuto della scuola viene vissuto come una necessità, una soluzione ai propri problemi di paura, ansia e stress. Tra i bambini più piccoli, questa difficoltà si può presentare quando ad esempio vi è una forte ansia da separazione dai genitori, il terrore di essere lasciati soli.

Tra i ragazzi più grandi, il fenomeno si manifesta in particolare dopo un trasferimento, un cambiamento di classe o di scuola, a causa della perdita dei propri punti di riferimento.

Occorre tuttavia fare attenzione e distinguere fra fobia e rifiuto.

Un esempio tipico di rifiuto è quello dovuto alla gelosia per un nuovo nato in famiglia, cui vengono apparentemente riservate tutte le cure.Andare a scuola, in questo caso, potrebbe significare lasciare campo libero al "nemico". Seppure un vissuto di forte gelosia per un fratellino/sorellina sia comunque un'esperienza dolorosa e ansiogena, in questo caso è evidente che la causa del malessere non è la paura immotivata ed esagerata della scuola, ma una problematica esterna, che il bambino porta con sé a scuola.

I bambini/ragazzi  vanno  ascoltati, incoraggiati e supportati dalla famiglia, o anche da figure esterne, come quelle degli insegnanti o dello psicologo, ma vanno spinti a non perdere le loro giornate a scuola. Accogliere invece, con compiacenza, la loro richiesta di assenza, specie se in modo ripetuto, non rappresenta, ovviamente, una soluzione del problema: semmai è il contrario.

Dr. Walter La Gatta

Clinica della Timidezza


Immagine: GentyMom

domenica, novembre 22, 2009

21 Novembre 2009, Ancona, Convegno L'Adolescenza - Ringraziamento



Ieri, 21 Novembre 2009, si è finalmente svolto il Convegno dal titolo Adolescenza: Sessualità, Affetti e Solitudini. L'evento si è rivelato  un pieno successo, totalmente adeguato alle aspettative, sia per la qualità dei relatori che per la partecipazione di un pubblico realmente puntuale ed attento.

Il primo grazie va ai Relatori del Convegno, che con molta sensibilità hanno accettato di  partecipare gratuitamente a questa iniziativa culturale, libera ed aperta a tutti. Essi, tutti molto preparati e generosi, sia nell'esposizione delle loro relazioni, sia nelle successive discussioni, hanno reso il Convegno molto interessante e coinvolgente.  Grazie alla presentazione di argomenti davvero stimolanti, i Relatori hanno permesso di approfondire, sotto varie sfaccettature, il tema complesso dell'adolescenza, conquistando l'interesse del pubblico presente, anch'esso di qualità, desideroso non solo di informarsi, ma anche di confrontarsi, come si è visto nelle animate discussioni che hanno seguito le presentazioni.

Altrettanto graditi ed interessanti sono stati i discorsi introduttivi delle autorità presenti, in particolare quello della Consigliera Regionale Stefania Benatti, la quale per il secondo anno consecutivo ci onora della sua presenza e che ringraziamo per le parole di apprezzamento che ha rivolto al nostro lavoro. Altrettanto gradita è stata la presenza dell'Assessore alle Politiche Sociali e al Welfare, Alfonso Napolitano, il quale ci ha portato il saluto del Sindaco di Ancona, Prof. Fiorello Gramillano.

Andando con ordine, in base alla tipologia degli interventi, ringraziamo anzitutto i quattro medici che hanno approfondito le tematiche dello sviluppo e del comportamento alimentare:  la Dr.ssa Nina Montik, specialista ginecologa, che ha parlato della pubertà femminile, il Prof. Giancarlo Balercia, Responsabile dell'Unità di Andrologia medica e la  Dott.ssa Lara Giovannini, specializzanda in endocrinologia e malattie del metabolismo,che hanno parlato della pubertà maschile, e la Dott.ssa Marina Taus, Nutrizionista SOD di Dietetica e Nutrizione Clinica, che ha parlato dei disturbi della condotta alimentare.

Ringraziamo anche i due avvocati, Raffaella. Bresca e Paola Terzoni, che ci hanno parlato rispettivamente degli aspetti legali legati agli abusi sessuali e alla sessualità consenziente, con soggetti minorenni.

Per quanto riguarda le relazioni sulle tematiche psicologiche e psicosomatiche, ringraziamo la psicologa, Dott.ssa Francesca Selloni che ha parlato del tema non consueto della negazione della gravidanza e il Dr. Carmine Grimaldi, medico psicoterapeuta, direttore del Centro di Psicoterapia dinamica di Ancona, che ha presentato una relazione sul "sentire il corpo".

Abbiamo avuto inoltre il piacere di ascoltare altri tre professori universitari, i quali, come del resto nelle nostre aspettative, sono stati particolarmente chiari, esaustivi e coinvolgenti: la Prof. Elisabetta Crocetti, dell'Università di Macerata, che ha parlato di Ansia e incertezza identitaria in adolescenza, il Prof. Ennio Pattarin, dell'Università Politecnica delle Marche, che ha parlato dell'integrazione degli adolescenti di origine straniera, la Prof.ssa Carmen Belacchi (particolarmente generosa nel fornirci dettagli sulle sue ricerche anche nella successiva discussione) che ha discusso il tema delle interazioni prosociali e ostili tra coetanei.

Ringraziamo anche la Relatrice Rossella Calabrò, che ci avrebbe dovuto parlare di "mogliastre" e "matrigne", ovvero delle relazioni con "figliastri" adolescenti, spesso ostili, nella famiglia allargata. Rossella non è potuta interventire, ma ci ha comunque inviato un simpatico messaggio, unito ad una breve e gradevole presentazione in power point.

... Ma vorremmo ringraziare soprattutto i due ragazzi della Consulta Studentesca, Giulia Di Crescenzo, dell'ITC Benincasa di Ancona e Leonardo Giorgetti, del Liceo Savoia di Ancona, per la loro graditissima (e, obiettivamente, niente affatto facile) partecipazione a questo Convegno sull'Adolescenza, nel quale abbiamo voluto dare voce a questi giovani, che vivono dall'interno tutte le incertezze e le contraddizioni di cui noi adulti abbiamo parlato per l'intera giornata.

Una citazione particolare meritano il Dr. Carmine Grimaldi e il Dr. Maurizio Cesarini, Past President del Consiglio Comunale di Ancona, che con stile ed eleganza, ma anche dimostrandoci profonda amicizia, hanno svolto l'utilissima funzione di di moderatore.

Vorremmo infine rinnovare i nostri ringraziamenti all'Amministrazione Comunale di Ancona, in particolare al Sindaco Prof. Fiorello Gramillano e al Dr. Ricardo Madrid, per averci messo a disposizione la Sala del Consiglio Comunale e per l'assistenza che ci è stata fornita.

Ringraziamo anche il prezioso e generoso personale di segreteria, in particolare Beatrice e Giulia.

Ringraziamenti vanno all'Assemblea Legislativa delle Marche, alla Provincia ed il Comune di Ancona, all'Ordine degli Avvocati di Ancona (che ha riconosciuto al Convegno tre crediti formativi giuridici) e all'Ordine degli Psicologi delle Marche, per la concessione del patrocinio all'iniziativa.Tra questi ultimi ringraziamo in particolare la Provincia di Ancona, nelle persone della Presidente Dr.ssa Patrizia Casagrande e dei suoi collaboratori, per il contributo dato alla realizzazione dell'evento.

Si ringraziano l'Hotel City di Ancona e la Casa Editrice Erickson per il sostegno dato all'iniziativa, e l'antica trattoria La Moretta per l'ottimo pranzo (all'ottimo prezzo) messo a disposizione di relatori e convegnisti.

Nella speranza di non aver dimenticato nessuno (e se questo fosse avvenuto ce ne scusiamo in anticipo) ringraziamo ancora, e di nuovo, il pubblico presente, che è stato la vera cartina di tornasole del successo di questo Convegno.

Nei prossimi giorni pubblicheremo, sempre su questo Blog, gli Atti del Convegno.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 20 Novembre 2010, ma ancora è davvero troppo presto per dire di più...

A cura degli organizzatori del Convegno
(Dr. Walter La Gatta - Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuti),
della Airt e della Redazione del sito
Clinica della Timidezza

martedì, novembre 17, 2009

21 Novembre 2009 Convegno Ancona- Adolescenza: sessualità, affetti, solitudini - Giulia Di Crescenzo, Abstract: Aspettative e delusioni degli adolescenti


Giulia Di Crescenzo

Consulta Studentesca Provinciale,
ITC 'Benincasa', Ancona"

Esiste l'erronea convinzione - fra gli adulti, ma anche fra gli adolescenti - che questi ultimi disporrebbero di una soddisfacente conoscenza riferita all'ambito sessuale. Questo pregiudizio è nato dalla presenza costante del sesso in campo mediatico ( quindi Internet, televisione, pubblicità...) in maniera più pervasiva ed esplicita rispetto alle precedenti generazioni . In realtà questo Paese è rimasto ugualmente bigotto come ai tempi dei nostri genitori, nonostante l'apparente libertà dei costumi espressa su tutti i media.


A cura della Redazione del sito

Clinica della Timidezza

21 Novembre 2009 Convegno Adolescenza: sessualità, affetti, solitudini, Ancona -. Abstract Dr.ssa Marina Taus - I disturbi del comportamento alimentare



I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

Dr.ssa Marina Taus
SOD di Dietetica e Nutrizione Clinica 
AOU Ospedali Riuniti Ancona



Abstract

I Disturbi del Comportamento Alimentare sono un insieme di patologie nelle quali il corpo ed il cibo vengono utilizzati per esprimere un disagio psicologico; colpiscono prevalentemente il sesso femminile.
Nella relazione verranno discussi i fattori predisponenti e determinanti del disturbo alimentare, gli effetti plurisistemici del digiuno e della conseguente malnutrizione proteico-energetica, le terapie multidisciplinari di tipo psiconutrizionale.

A cura della redazione
Clinica della Timidezza

lunedì, novembre 16, 2009

21 Novembre 2009 Ancona, Convegno Adolescenza: sessualità, affetti e solitudini Dr. Giuliana Proietti L'importante è apparire


Dr. Giuliana Proietti

L'importante è apparire: Veline, Tronisti, Gieffini... Nuovi Modelli di Ruolo

Abstract

Come sappiamo, oggi la massima aspirazione dei giovani è quella di entrare in quella scatola magica che è la TV, per diventare famosi. Non importa saper fare qualcosa: l'importante è apparire, usare il proprio corpo per sedurre e per affascinare.

Le trasmissioni televisive che si prestano a questa ambizione giovanile e che anzi, in un certo qual modo la determinano e la stimolano, sono numerosissime.

Non c'è però solo la Tv ad influenzare i sogni ed i bisogni dei giovani: nella relazione verranno esaminati i rapporti con i nuovi strumenti tecnologici, l'influenza dei messaggi pubblicitari, le suggestioni della moda, l'attrazione per i personaggi del gossip, il diverso atteggiamento dei genitori nel loro ruolo educativo.

Per i ragazzi è sempre più difficile trovare dei modelli di ruolo nei quali identificarsi e sui quali costruire la propria personalità; l'adesione acritica a certe tendenze ed aspirazioni può essere semplicemente determinata dal fatto che certi modelli di ruolo sono oggi, purtroppo, gli unici che vengono proposti ai giovani.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta
A cura della Redazione del sito
Clinica della Timidezza

domenica, novembre 15, 2009

21 Novembre 2009 Convegno Ancona - Adolescenza: sessualità, affetti e solitudini



SENTIRE IL CORPO PER UNA SESSUALITA’ SANA

(Riflessione e metodo personale)

Dr. Carmine  Grimaldi

Abstract


La sessualità umana è un’attivazione dell’unità corpo-psiche che l’uomo è in conseguenza di una stimolazione esterna e \ o interna.
E’ di immediata evidenza che non ci può essere una buona sessualità se non c’è un corpo efficiente poiché non esiste, ne può essere concepita, una sessualità senza corpo.
Conoscere il corpo diventa allora fondamentale per una sana e soddisfacente sessualità.
Lo scrivente ha messo a punto un metodo per conoscere il corpo chiamato BODY FEELING. Si tratta di una serie di esercizi corporei per attivare il corpo in movimento e generare un “vissuto” per poi dargli il “senso” attraverso una elaborazione psicologica ad orientamento psicoanalitico.  Il metodo si differenzia dalla Bioenergetica di A. Lowen e dalla ginnastica semplice sia per la sua originalità motoria che per la prospettiva psicologica con la quale viene “letto” il vissuto.

Dr. Carmine Grimaldi, Medico Psicoterapeuta, DIR Centro di Psicoterapia Dinamica Ancona, Docente di Psicoterapia Bionomica Cagliari


A cura della Redazione del sito
Clinica della Timidezza

21 Novembre 2009 Ancona, Convegno Adolescenza: sessualità, affetti, solitudini. Abstract Dr.ssa Francesca Selloni

ASPETTI CRIMINOLOGICI DELLA RELAZIONE CON MINORI


La negazione della gravidanza


Dr.ssa Francesca Selloni
Psicologo

Abstract



Nell’immaginario collettivo i sentimenti, le fantasie e le emozioni evocate dalla gravidanza, riportano “naturalmente” ai soli aspetti positivi dell’evento.
La gravidanza porta con sé tutti i significati di vita, di speranza, di eternità, di gioia, accettazione, ecc.
Ma se non fosse così? Se non fosse solamente così?

Già Freud, nel 1915, indicava un’ambivalenza, una coesistenza di odio ed amore, rendendo così ragion d’essere anche a tutto il ventaglio d’emozioni più nascoste, più profonde e a volte inconsce che permeano l’oggetto d’amore.

Ma nel fenomeno della negazione della gravidanza, siamo di fronte ad una situazione ancora più difficile da comprendere; esso è un disturbo psicologico che pone la donna nella totale o parziale inconsapevolezza del suo stato.

La donna, in questo caso, non volendo o non potendo riconoscere la sua gravidanza, espone se stessa e il bambino ai pericoli derivanti dall’assenza di cure idonee, e in alcuni casi ciò può portare anche alla morte.

Ma come si può non accorgersi? Come non percepire il cambiamento del corpo?

Come renderlo invisibile ai propri occhi e agli occhi degli altri?

Frequentemente la negazione della gravidanza conduce all’epilogo più drammatico: infanticidio o abbandono del piccolo. Spesso ciò accade perché il parto, evento inatteso e drammatico, coglie la donna impreparata e spaventata che agisce da sola e sotto shock.

Ed ecco così che arrivano le sempre più frequenti notizie di neonati trovati nei cassonetti, luoghi improbabili ed incompatibili con la vita.

E’ ovvio che una madre per definizione non è una donna che uccide o abbandona il proprio figlio, ma può accadere che la sua storia porti in sé cause tanto profonde e dolorose da manifestarsi poi con questo sintomo drammatico ed innaturale.

Dr.ssa Francesca Selloni, psicologa, esperta in psicologia giuridica



A cura della Redazione del sito
Clinica della Timidezza