La
dismorfofobia è la paura di avere un corpo brutto, non piacente. In realtà le persone che soffrono di questo disturbo non sono poi così poco piacenti come esse pensano, solo che
tendono ad esagerare i propri difetti, concentrandosi solo su quelli e perdendo di vista la condizione generale. Un recente studio sull'argomento mostra che vi sono delle differenze nel modo in cui il cervello risponde alle immagini del proprio viso. Lo studio, pubblicato su
Archives of General Psychiatry, ricorda che il disturbo (BDD Body dysmorphic disorder) colpisce circa
l'1-2 % della popolazione.
I pazienti che soffrono di questo disturbo vengono ospedalizzati nella metà dei casi, mentre un quarto di essi tenta il suicidio. Una malattia dunque abbastanza seria, di cui si sa ancora molto poco.
Jamie D. Feusner ed i colleghi della David Geffen School of Medicine, University of California, di Los Angeles, hanno studiato 17 pazienti con un disturbo di dismorfofobia e li hanno confrontati con un gruppo di controllo, composto di 16 persone della stessa età, sesso e formazione scolastica, che non soffrivano di questo disturbo.
I partecipanti sono stati sottoposti ad una risonanza magnetica (fMRI) nel momento in cui guardavano le foto di due visi: il loro e quello di un attore molto conosciuto . Sono state mostrate foto "naturali" e foto alterate con due metodi diversi, in modo da analizzare le differenti modalità di elaborazione visiva.
Nelle due versioni modificate, una aveva una bassa frequenza spaziale, dunque mostrava solo
i tratti generali del viso, con la distanza fra i vari elementi che lo compongono; l'altra foto modificata era invece ad alta frequenza spaziale e riportava
il viso in tutti i suoi dettagli, compresi macchie e peli.
Nel confronto con il gruppo di controllo si è visto che i soggetti con diagnosi di dismorfofobia hanno una attività cerebrale non regolare in alcune regioni del cervello associate con l'elaborazione visiva. Nell'osservare il proprio viso, sia nella forma normale, sia in quella alterata a bassa frequenza spaziale, essi hanno mostrato di avere un'attivazione insolita nel corpo striato, corrispondente al
lobo frontale del cervello, che si occupa dei comportamenti di controllo e guida e della gestione delle emozioni in risposta agli stimoli ambientali.
L'attività cerebrale, in entrambi i sistemi di presentazione delle immagini, si è mostrata in correlazione con la severità dei sintomi. Inoltre, si è osservato che l'attività cerebrale del sistema del corpo striato variava in base al disgusto che i partecipanti provavano per l'immagine. Le attivazioni cerebrali superiori alla norma, specialmente nelle immagini a bassa frequenza spaziale, suggeriscono che i
l disturbo consiste fondamentalmente nella difficoltà di percepire ed elaborare le informazioni generali relativa ai volti.
L'incapacità di elaborare la forma del viso in modo corretto contribuisce a creare
percezioni distorte del viso di questi soggetti, quando sono messi a confronto con la propria immagine: ad esempio essi potrebbero percepire in primo luogo i
dettagli, essendo poi incapaci di contestualizzarli in modo olistico.
Vi è infine una certa somiglianza con quanto osservato su
pazienti ossessivo-compulsivi, il che supporta l'ipotesi che fra le due patologie vi siano molte analogie.
Fonte:
Health 24
Dr. Walter La Gatta
Immagine:
Joe Madonna
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